Poesie

A chinese lion statueAvevo un sogno: tradurre le poesie del poeta turco Nazim Hikmet in lingua sarda con una prefazione di Joyce Lussu. Un sogno che non ho realizzato soprattutto perché fin da piccolo i miei genitori mi hanno detto che non bisognava parlare in sardo. Con la conseguenza che ho sempre pensato in italiano. L’ipotetico volume di venticinque poesie si è arenato dopo la quinta.

Minatori a Monreale

I minatori polacchi salivano

sudore e fango

dall’utero infernale.

Muti sfilavano

come stanchi eroi

scaricando dentro baracche enormi pesi

di fatica e rabbia.

Straniero il pane conquistato

l’ora di luce e il vino.

La montagna ferita

adesso tace.

Canta la pietra

carambolando nel pozzo

che ha smesso

d’inghiottire eroi.

Il vento raccoglie

gli ultimi lamenti

di ferri arrugginiti

e valli di cisto coprono

orme di giganti buoni.

L’ultimo grido

L’ultimo sguardo

fu per l’assordante e cieco schianto

dentro torri di vetro

costruite con sudore e sangue.

Eccezioni mentali

a conferma di popoli

complici di mostri

programmano guerre stellari

per cosmici poteri.

L’ultimo grido fu della bestia

che maledì

l’umana mente.

Tornerò

Tornerò sulla spiaggia

dove crescono gigli di mare,

dove la sabbia si rifugia

tra le pagine d’una cronaca

di morte annunciata

e onde mosse dal vento

ti riempiono gli occhi d’azzurro.

Tornerò quando i viali di mimosa

s’accendono come cascate di malinconia

e l’ombra fresca dei pini

accoglie i tuoi sorrisi.

Tornerò al limitare dei lentischi

e oltre, dove il lieve pendio delle ginestre

scopre torri spagnole

che scrutano lidi africani.

Tornerò con te

a stendere sulla dorata spiaggia

asciugamani di speranza

e parole senza senso

che saltano giocose fra raggi di sole

e ballano nella profumata brezza

e si posano appagate sulle tue labbra.

A Vincent Van Gogh

Tu che cercasti la verità

nelle fredde miniere del Borinage

troveresti uomini

che non sanno di mulini a vento

ma tristi ricordi e dolci speranze

serbano dentro solitari scialli neri

in attesa su spiagge lontane.

Tu che alla soffice neve di Arles

affidasti il tuo tormento

aggrappandoti all'innocenza

dei tuoi ridenti girasoli,

oggi vedresti le nostre viti sanguinanti

ricamare trame di filo spinato straniero.

Non più campi di grano a luglio,

solo voli di corvi son rimasti qui

dove superbi nuraghi sfidano ancora

gli umani silenzi.